La formula matematica della felicità (golfistica)

6 Marzo 2024 0 Di Stefano Ricchiuti

Esiste una formula per essere felici golfisticamente parlando?

Per prendere atto di quanto il golf conduca così facilmente all’insoddisfazione, alla rabbia, alla delusione, è sufficiente soffermarsi davvero per pochi istanti su alcuni dei più celebri aforismi riguardanti quell’abituale frustrazione che accompagna i giocatori di tutto il mondo.

Come non citare ad esempio la celebre affermazione di Mark Twain, secondo cui: «Il golf è una bella passeggiata rovinata».

O ancora non possiamo non ricordare la cinica sentenza del poeta statunitense George Dillon, secondo il quale: «I veri golfisti vanno a lavorare per rilassarsi».

Questi sono solo due esempi (ai quali potrebbero aggiungersene davvero molti, molti altri) che testimoniano ciò che ogni golfista conosce, ovvero che: l’insoddisfazione è una componente insita e connaturata al nostro gioco.

Non c’è felicità senza soddisfazione, ma c’è una formula…

Al tempo stesso c’è da chiedersi se non possa esistere una qualche strategia, un’attitudine, qualcosa al tempo stesso di filosofico ma anche di terribilmente pragmatico, che possa arginare questo terribile dispendio di energia e di emozioni.

La buona notizia è che questa soluzione esiste, ed è una soluzione che si basa su di una pura e semplice formula matematica, chiara e concisa, che non lascia spazio a incomprensioni o fraintendimenti.

Prima di trattare di essa però, ecco una premessa fondamentale e alla quale ritengo opportuno far spesso riferimento, ovvero: un minimo grado di frustrazione e di insoddisfazione non solo non è dannoso, ma è addirittura utile. Dove troveremmo altrimenti quell’energia, quel carburante, quella voglia capace di fornirci una reale spinta verso il miglioramento? In tal senso è solo quando la delusione è troppo alta che essa va bandita, e ciò (finalmente ci siamo!) può essere fatto attraverso l’applicazione di una semplice formula, ovvero:

 

F = P – A

 

Nell’equazione di cui sopra F indica la felicità e la soddisfazione del golfista, P la performance conseguita (ad esempio in una determinata gara) ed A le aspettative a priori. Tutto qui!

Ma facciamo a questo punto un esempio pratico: sono un giocatore di 70 anni e sono mesi che non mi alleno, non faccio lezione, non vado spesso in campo. Al tempo stesso ho già un buon 32 di handicap – dato più che altro da un certo talento personale – e, nella gara di domenica, mi aspetto di fare un bel 42 punti senza troppa difficoltà. Se poi, nella suddetta gara, i punti che conseguo sono solo 23 (voto soggettivo alla performance, ipotizziamo = 3/10) quando l’aspettativa iniziale era invece di 42 (voto all’aspettativa = 9/10) ecco che la mia felicità golfistica sarà di:

 

F = 3 – 9 = -6

(ovvero: morale sotto zero, in tutti i sensi!)

 

In un caso contrario invece io potrei avere un handicap di 19, so che la mia settimana di allenamento non è andata bene come mi aspettavo, mi trascino un dolorino alla schiena da qualche giorno e ragion per cui mi accontenterei di fare anche solo 28 punti nella gara del weekend (aspettativa 3/10), per poi invece arrivare a farne 39 (performance 9/10)

In questo caso:

 

F = 9 – 3 = +6

 

Quanto sopra si basa sul punteggio di una gara, ma in realtà esso può essere applicato anche alle sensazioni che ho provato, alla bellezza dei colpi, alla costanza del drive, ecc. Il fatto è che tutte le volte in cui l’aspettativa deve fare i conti con la realtà accade per forza qualcosa.

Direi a tal proposito che possono esistere tre attitudini legati a soggetti golfistici estremi, ovvero:

 

  1. Il presuntuosone fantasioso (F = 0 – 10 = -10);
  2. Il realista (F = 6 – 6 = 0);
  3. Il pessimista miracolato (F = 10 – 0 = +10).

 

(Ma esistono poi ancora: l’insoddisfatto cronico, quando a fronte di aspettative non altissime ma di performance eccellenti al giocatore in questione non va comunque mai bene; il masochista seriale, ecc).

 

In base a quanto sopra potremmo dunque affermare che, tutto ciò che di volta in volta va dallo 0 in su, è comunque da considerarsi positivo.

E voi, a quale categoria pensate di avvicinarvi di più?

 

 

La bellezza del golf è vedere migliorare se stessi.

 

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Autore

  • Stefano Ricchiuti

    Ricordo che quando ero bambino irridevo chi si dedicava al gioco del golf, così per come lo potevo osservare in televisione in quelle prime e rarissime trasmissioni condotte dai veri precursori mediatici del nostro sport in Italia. Poi passò qualche anno e, rivedendo casualmente quegli strani movimenti sul piccolo schermo, improvvisamente, così, dal nulla, rimasi folgorato. Più che di un colpo di fulmine si trattò di un vero e proprio colpo di golf, o perlomeno di alcune mie prime fantasie a riguardo, di me che ad esempio tiravo un ferro medio dal centro di un qualche fairway, producendo una palla con un leggero fade che poi atterrava dolcemente sul green, sparendo in quella lontana buca segnalata dall’asta e dal garrire del suo drappo purpureo. Non ho mai giocato a golf per hobby, questo va detto: da quel fatidico giorno decisi che avrei voluto diventare un professionista, e che mi sarei allenato anche fino allo sfinimento per riuscirci. Il caso ha voluto che il quarto e ultimo giorno della famigerata prova per essere ammessi alla Scuola Nazionale Professionisti ritrovai nel mio terzetto proprio il mitico Andrea Benassi, ragazzo che ai tempi conoscevo molto poco. Quel giorno, ricordo, non c’era molto tempo per sorridere, proprio poiché la tensione e la posta in palio si davano da fare per divorare la tempra dei vari giocatori. Eppure, dopo anni, eccoci qui! Per ciò che riguarda la mia carriera da professionista e da insegnante mi verrebbe per prima cosa da ringraziare le infinite e belle persone che ho incontrato lungo il mio percorso di crescita. Il fatto è che l’elenco sarebbe davvero troppo lungo, e il rischio di dimenticarne qualcuna troppo grosso. Personalmente cerco comunque sempre di farlo in privato, poiché doveroso. Su di me posso ancora dire di aver scritto tre libri sulla tecnica e sull’aspetto mentale del golf, avendo la fortuna di essere stato pubblicato in due occasioni dalla casa editrice di sport più importante in Italia. Con tutti e tre i manuali ho potuto raggiungere il primo posto in classifica tra i 100 bestseller di settore su Amazon, e per uno di essi (ovvero per: “I 50 migliori esercizi per un grande golf”) ho ricevuto la menzione speciale da parte del CONI, del Presidente Malagò e del Presidente della FIG Franco Chimenti, evento che in settant’anni non era mai accaduto a un testo sul golf ed onore che in passato aveva riguardato protagonisti e penne famose del giornalismo, come quelle di Faustino Coppi e di Gianni Clerici. Sono stato opinionista e ospite in alcune trasmissioni televisive e radiofoniche, ho gestito per tre anni un campo in Piemonte, e nel corso della mia carriera ho aiutato più di un allievo nel proprio percorso di passaggio al professionismo. Ritengo da sempre questo sport come una scuola di vita: la più frustrante ma magnifica esperienza che si possa provare.