IL CAVALIERE DI SUA MAESTÀ LA REGINA DAL MONTANA!!!

3 Aprile 2024 0 Di Stefano Ricchiuti

Nick Faldo: Il cavaliere del Golf e il Fascino del Montana

“Laggiù nel Montana, tra mandrie e cowboy…” così recitava un vecchio spot del Carosello che pubblicizzava una celebre marca di carne in scatola. [1]

Laggiù nel Montana, già, tra parchi di indicibile bellezza (tra cui il celebre Yellowstone), grandi laghi cristallini e vette maestose.

Laggiù nel Montana dicevamo, “laggiù”, dove mai avverbio di luogo fu più appropriato, in un’area del mondo con una densità di sole 2,73 persone per chilometro quadrato, con estati miti ma inverni che raggiungono facilmente i -20 gradi (con un record di -57 nell’inverno del 1954!)

E che dire di quel famigerato Chinook, il caldissimo vento capace di condurre a uno sbalzo termico di oltre 25 gradi nel giro di pochissimi minuti, mutamento che distruggerebbe l’equilibrio psicofisico di buona parte tra i comuni mortali.

Eh già, ci voleva proprio un luogo così, selvaggio e ostile, affascinante ma imprevedibile, per accogliere un misantropo e un uomo dalle molte sfaccettature come il campione inglese Nick Faldo, un luogo dove lui, classe 1957, ha deciso di ritirarsi dopo anni di vita sul Tour e dopo un’ultima fase occupata in veste di commentatore televisivo per la CBS e per Golf Channel.

Ma, come è giusto che sia, partiamo dall’inizio.

I Primi Passi di Nick nel Mondo dello Sport e del Golf

Inglese, originario di Welwyn Garden City – una piccola borgata situata una trentina di chilometri a nord di Londra – Nick é il figlio unico di Joyce e di George, quest’ultimo dapprima agente della polizia militare inglese e in seguito ragioniere per una grossa azienda chimica.

Già da giovanissimo la tempra di Nick parlava chiaro: era un pignolo e un precisino, uno di quelli della peggiore specie! A parte questo pareva avere anche una spiccata abilità per lo sport:

«Il futuro di Nick sarà nello sport. Mira in alto e la costanza sarà la chiave del suo successo».

Così scrisse uno dei primi insegnanti scolastici di Nick in una delle sue tante pagelle.

Già vincitore di svariati trofei di calcio, cricket, rugby e nuoto, si avvicinò al golf solo nell’Aprile del 1971 quando, ancora quattordicenne – girovagando tra un canale e l’altro del suo nuovo televisore a colori – s’imbatté nella diretta dell’Augusta Masters di quell’anno, e in particolare nelle gesta di quello che di lì a poco sarebbe diventato uno dei suoi più grandi idoli: Jack Nicklaus.

Il giorno seguente la madre – sovrastata dall’entusiasmo del figlio – dovette per forza di cose pagargli sei lezioni di golf dal maestro Chris Arnold, il professionista del campo di Welwyn Garden City. Nick ebbe tuttavia la sua vera iniziazione solo nel 1973 quando il padre, anch’egli già sottomesso alla passione del figlio, si recò insieme a lui a Troon, a vedere l’Open Championship.

La Rivoluzione del Swing: Nick Faldo e il Suo Percorso verso il Successo

Dopo una serie di lezioni impartitegli dal nuovo maestro Ian Connelly, nel 1974 Nick venne convocato nel team nazionale dei ragazzi e l’anno seguente vinse sia il campionato ragazzi che l’English Amateur.

Nel 1976 Faldo passò al professionismo e, nel 1977, risultò già ottavo nella classifica finale del Tour Europeo, potendo così partecipare alla Ryder Cup di quell’anno.

Dal 1983 in poi comunque la carriera di Faldo iniziò a essere costellata di successi.

Trionfi e Sfide: La Carriera Sportiva di Nick Faldo

Proprio in quell’anno si aggiudicò ben cinque tornei, portandosi così in testa alla Money List Europea. Tuttavia egli avvertiva che qualcosa nel suo gioco non era all’altezza delle sue aspettative e, nel 1984, consultò il celebre insegnante David Leadbetter, inglese come lui ma residente da anni negli Stati Uniti. [2]

D’accordo col suo nuovo maestro Nick decise di rivoluzionare totalmente il proprio swing, lavorando per due lunghi e faticosissimi anni. Finalmente tuttavia, nel 1987, Faldo vide concretizzarsi i propri sforzi e il proprio coraggio: dopo essersi aggiudicato l’Open spagnolo a Las Brias, vinse l’Open Championship a Muirfield, trofeo che conquistò dopo 18 par consecutivi nell’ultimo giro (qualcosa di più unico che raro!)

L’anno successivo vinse sul campo dell’Augusta National il Masters, e fu proprio quello l’anno in cui la regina Elisabetta II lo nominò Cavaliere dell’Ordine dell’Impero britannico, per meriti sportivi e per le generose donazioni fatte dall’organizzazione benefica che portava il suo nome. [3]

Divenne di lì a poco il giocatore numero 1 al mondo, mantenendo quel titolo per un totale di 98 settimane consecutive.

Nel 1990, in Aprile, vinse per la seconda volta il Masters e solo poche settimane dopo vinse ancora sul campo di St. Andrews, aggiudicandosi così il suo secondo campionato Open. [4]

Oltre lo Sport: La Vita Privata e il Carattere di Nick Faldo

Nel 1992 Faldo vinse l’Open per la terza volta con un memorabile finale sul campo di Muirfield, laddove aveva ottenuto il suo primo trionfo. Dalla metà degli anni Novanta in poi la carriera di Faldo subì una battuta d’arresto, la quale non gli impedì tuttavia di vincere il suo terzo Masters con una memorabile rimonta di sei colpi sul rivale Greg Norman nel corso del giro finale. I

n tale periodo, però, fu spesso la sua vita privata a fare notizia più dei risultati sportivi (ricordiamo, per dovere di cronaca: tre matrimoni, quattro figli e svariate relazioni sentimentali nel mezzo).

Dopo essersi separato dal suo mentore, David Leadbetter, Faldo si trasferì negli Stati Uniti per dedicarsi alla progettazione di campi da golf e al commento tecnico nelle dirette golfistiche della CBS.

Il Cambiamento di Nick Faldo nel Tempo: Da Misantropo a Figura Simpatica

Nondimeno, oltre che per le sue vittorie e per le molteplici relazioni amorose, Nick Faldo è diventato famoso anche per la sua indole abbastanza particolare, una tempra fatta di puntigliosità, determinazione, misantropia e di un carattere non così facile.

Di fatto, la più spiccata peculiarità extra sportiva che il pubblico, i colleghi e gli addetti ai lavori tendono a ricordare è quella legata al cattivo carattere che spesso l’ha contraddistinto nel suo lungo periodo d’oro.

Risaputi sono i difficili rapporti che in passato hanno legato Faldo ai colleghi e ai mass media:

«Ringrazio la stampa dal profondo del mio deretano»; «Sono condannato a vincere, non a essere simpatico», o ancora: «Far paura è proprio quello che voglio».

Sono queste solo alcune delle affermazioni che Faldo rilasciò nel 1992, poco dopo aver vinto il suo terzo Open Championship e la relativa Claret Jug.

Eppure il buon Nick, nel corso del tempo, sembra essere cambiato: da anni pare esser divenuto più mansueto e più facilmente avvicinabile.

In molti lo dicono, in molti sostengono la nascita di una novella simpatia che si è fatta luce tra i meandri di una passata ostilità.

Consigli per Incontrare Nick Faldo nel Montana: Etichetta e Rispetto

Che il cambiamento ci sia stato o meno questo è il consiglio che mi sentirei comunque di dare: qualora doveste incontrarlo nel bel mezzo di un parco del Montana, oppure tra le strade polverose della zona più stepposa dello stesso Stato, o ancora sulla cima del monte Granite Peak, cercate di non esordire – per sicurezza dico – con un tipico: «Ciao, bella Nick!», ma rivolgetevi piuttosto a lui con un educato: «Egregio Sir Faldo…» accennando quell’inchino che un nobile cavaliere come lui si è meritato, grazie alle innumerevoli battaglie combattute e alle prestigiose quanto indimenticabili vittorie.

[1] https://youtu.be/ErVqX51JVC8?si=ObKGclsyBiF1h3Pu

[2] https://youtu.be/lZFjSVJeU38?si=7dszL6imUjlyuLgo

[3] https://youtu.be/sGfkqyWZRv4?si=R78Z4493v8wZ2N7X

[4] https://youtu.be/3JqjfvNZEl4?si=hoMQOBRm8EsPfuyC

[5] https://youtu.be/Y3QBxVWtmyk?si=qx5pF_ovZh5upTdF

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Autore

  • Stefano Ricchiuti

    Ricordo che quando ero bambino irridevo chi si dedicava al gioco del golf, così per come lo potevo osservare in televisione in quelle prime e rarissime trasmissioni condotte dai veri precursori mediatici del nostro sport in Italia. Poi passò qualche anno e, rivedendo casualmente quegli strani movimenti sul piccolo schermo, improvvisamente, così, dal nulla, rimasi folgorato. Più che di un colpo di fulmine si trattò di un vero e proprio colpo di golf, o perlomeno di alcune mie prime fantasie a riguardo, di me che ad esempio tiravo un ferro medio dal centro di un qualche fairway, producendo una palla con un leggero fade che poi atterrava dolcemente sul green, sparendo in quella lontana buca segnalata dall’asta e dal garrire del suo drappo purpureo. Non ho mai giocato a golf per hobby, questo va detto: da quel fatidico giorno decisi che avrei voluto diventare un professionista, e che mi sarei allenato anche fino allo sfinimento per riuscirci. Il caso ha voluto che il quarto e ultimo giorno della famigerata prova per essere ammessi alla Scuola Nazionale Professionisti ritrovai nel mio terzetto proprio il mitico Andrea Benassi, ragazzo che ai tempi conoscevo molto poco. Quel giorno, ricordo, non c’era molto tempo per sorridere, proprio poiché la tensione e la posta in palio si davano da fare per divorare la tempra dei vari giocatori. Eppure, dopo anni, eccoci qui! Per ciò che riguarda la mia carriera da professionista e da insegnante mi verrebbe per prima cosa da ringraziare le infinite e belle persone che ho incontrato lungo il mio percorso di crescita. Il fatto è che l’elenco sarebbe davvero troppo lungo, e il rischio di dimenticarne qualcuna troppo grosso. Personalmente cerco comunque sempre di farlo in privato, poiché doveroso. Su di me posso ancora dire di aver scritto tre libri sulla tecnica e sull’aspetto mentale del golf, avendo la fortuna di essere stato pubblicato in due occasioni dalla casa editrice di sport più importante in Italia. Con tutti e tre i manuali ho potuto raggiungere il primo posto in classifica tra i 100 bestseller di settore su Amazon, e per uno di essi (ovvero per: “I 50 migliori esercizi per un grande golf”) ho ricevuto la menzione speciale da parte del CONI, del Presidente Malagò e del Presidente della FIG Franco Chimenti, evento che in settant’anni non era mai accaduto a un testo sul golf ed onore che in passato aveva riguardato protagonisti e penne famose del giornalismo, come quelle di Faustino Coppi e di Gianni Clerici. Sono stato opinionista e ospite in alcune trasmissioni televisive e radiofoniche, ho gestito per tre anni un campo in Piemonte, e nel corso della mia carriera ho aiutato più di un allievo nel proprio percorso di passaggio al professionismo. Ritengo da sempre questo sport come una scuola di vita: la più frustrante ma magnifica esperienza che si possa provare.